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Quattro giorni di eventi, rassegne, workshop, tra natura e cultura, dedicati al cinema documentario | |||||||
In collaborazione con:

Comune di
Sestino

Comunità Montana
Valtiberina Toscana

Fondazione Mediateca Regionale Toscana

Università degli studi di Urbino
"Carlo Bo"

Camera di Commercio di Arezzo

Portale italiano sul cinema documentario
LUOGHI
Sestino
Sestino è un piccolo comune toscano in provincia di Arezzo, ai confini con le Marche e l’Emilia Romagna, posto sulle pendici dell’Appennino centrale.
Sestino, terra antica da sempre calcata da popoli che risalendo fiumi, Foglia e Marecchia, o primordiali e poi consolidati tracciati viari, vi transitavano lasciando tracce del loro passaggio e della loro permanenza.
Così tribù protostoriche, Etruschi, Piceni, Umbri, Galli Senoni e poi Romani hanno forgiato la storia di Sestino, nodo geografico dell’Appennino Tosco-Umbro-Marchigiano, centro viario di collegamento tra le terre dell’Adriatico e la Valtiberina, e di lì verso il Nord e il Sud dell’Italia.
Quando a Sestino giunsero i Romani il territorio era già da tempo abitato e frequentato da pastori, cacciatori, agricoltori, come testimoniano ritrovamenti di punte e frecce e di resti capannicoli.
I Romani vi costruirono una monumentale città (I° secolo A.C. – IV° sec. D.C.), un Municipium con il Foro, la Curia e le Terme. La storia romana di Sestino e dei suoi personaggi più famosi è raccontata in un "archivio di pietre" che costituisce il Lapidario dell’ Antiquarium Nazionale. Su lastre e cippi di travertino locale è inciso il racconto delle gesta dei Voluseni e dei Cesii, famiglie sestinesi che, ricoprendo alte cariche militari, hanno dato lustro a Sestino. Inoltre numerose statue in marmo rappresentano magistrati, imperatori, divinità ed altro. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 A.C.) Sestino appartenne all’Esarcato di Ravenna, come testimoniano la rotonda torre di Monteromano e le notevoli tracce di epoca Carolingia e Longobarda conservate nella cripta della Pieve romanica di San Pancrazio. Dopo il mille il territorio di Sestino passò alla Chiesa ai Della Faggiola, ai Malatesta, a Federico da Montefeltro, ai Della Rovere e, infine, nel 1520, a Firenze che lo tenne per oltre tre secoli donandogli pace e prosperità. Nel 1566 Cosimo I° dei Medici iniziò la costruzione della città-fortezza sul Sasso di Simone, roccaforte periferica a difesa dei confini granducali contro le mire espansionistiche dei duchi di Urbino, la Città del Sole.
Di questa storia millenaria il territorio di Sestino conserva memorie storico artistiche meritevoli di essere conosciute, mentre il naturalista può tuffarsi nel verde dei silenziosi profili appenninici, in un ambiente quasi incontaminato, percorrendo i sentieri della Riserva Naturale del Sasso di Simone o del Parco Faunistico di Ranco Spinoso, scoprendo balze panoramiche e ambienti geologici di notevole attrattiva.
Sasso di Simone
Sasso di Simone è una montagna piena di storia: le prime presenze umane certe sono quelle dei monaci benedettini che all’inizio del XII° secolo edificarono l’Abbazia di S.Angelo; la presenza dei monaci attirò numerose famiglie che cominciarono a coltivare i terreni sommitali e quelli circostanti. La popolazione aumentò notevolmente di numero ma venne decimata dalla grande pestilenza del 1348 che costrinse anche i monaci ad abbandonare il Sasso: del ripopolamento di questo monte si tornò a parlare nella metà del XVI° secolo quando il Duca Cosimo dei Medici, che in quel periodo stava riorganizzando la struttura militare del proprio stato, vi volle costruire una città fortezza per difendere il suo territorio dal confinante e potente Ducato di Montefeltro.

La costruzione della città, che aveva il Sole come simbolo, iniziò nel 1566 e fu terminata dopo pochi anni: ebbe però vita breve e nel 1673 venne smantellata; appena si perviene in cima al Sasso una lapide ci ricorda quando fu inaugurata la città fortezza alla presenza di Cosimo dei Medici, del Vescovo locale e di ben "dodici sacerdoti parati a festa". Ancora oggi sul pianoro sommitale si trovano tracce dell’impianto urbanistico della fortezza: la strada principale, sulla quale si affacciavano i quartieri costruiti in legno, le cisterne verso le quali veniva convogliata l’acqua piovana, la cinta muraria e le torrette del corpo di guardia.
